Vita da gatti

Oggi mi sento e vorrei essere un gatto! Pigra e indolente. Che bella la vita dei gatti, amati e coccolati ,il più delle volte fanno ciò che gli garba senza dover dare conto a nessuno. Mia figlia li ama! Non a caso la nostra prima raccolta si intitola ” Sogni di gatti”. Nelle nostre favole ampio spazio è dedicato ai gatti e di alcune storie sono assoluti protagonisti! Buon inizio settimana a tutti.🐱🐱🐱

 

Venezia

Credo che Venezia sotto la neve dev’essere uno spettacolo straordinario. Questo piccolo souvenir mi ha fatto venire in mente di un viaggio a Venezia,una città che adoro. Ho ambientato una delle favole che ho scritto proprio nella città lagunare. Si intitola " Fa la nana bambin" . Racconta di due giovani neo genitori alle prese con un bimbo insonne 😁 Buon 20 gennaio a tutti!

Piumotto

Oh il nostro amato piumotto. Quanto ti abbiamo usato e quanto ancora ti useremo! Mia figlia ieri sera se l’è portato a letto come spesso fa. E mi dice: " Piumotto non lo butteremo mai, resterà sempre con noi." In effetti è stato con noi in tante avventure e nei molteplici traslochi fatti negli scorsi anni. Il suo calore confortevole ci dà sempre l’idea di " casa". Fa talmente parte della nostra famiglia che ci ho scritto su una storia. Si intitola " Che fine ha fatto piumotto?" E intanto fuori nevica…Buon 19 gennaio a tutti! 💙❄️❄️

Il mostriciattolo

Stamattina stavo dando una sistemata al bagnetto di mia figlia( ne aveva proprio bisogno😅) e sul lavandino vedo questo mostriciattolo gommoso…Prendendolo in mano mi son detta: cos’è sto robo?! Poi mi ha fatto venire in mente una storia un po’ surreale e strampalata scritta da mio marito Roberto. ” La strana storia del mostro della palude di Lasnigo”. Parla di un incontro alquanto particolare ma in fondo, simpatico! 😉 Buon 18 gennaio a tutti! 😊😆

 

 

 

Modtro della palude
L’immagine creata per la storia da Fabrizio Chierichetti (http://www.pabryoda.com)

Ringraziamenti

Oggi il mio pensiero positivo è dedicato completamente al mio progetto. Ci sto mettendo il cuore e al di là del fatto che non mi ritenga né una grande scrittrice né una grande cantante o attrice,credo in questo progetto e penso sia veramente bello.

Non finirò mai di ringraziare tutti gli artisti che vi hanno partecipato o hanno contribuito in qualche modo. In primis Roby,senza il quale tutto ciò non esisterebbe!

E poi la nuova arrivata Nicole Scar che ha fatto una fantastica traduzione dall’italiano all’inglese delle favole dandogli quel tocco di internazionalità che ci mancava!!! 💙💗💙

 

La pioggia

Una pioggia delicata e leggera bagna tutto intorno da ieri sera. Bagna le foglie di gelsomino nel mio giardino. Bagna persino i miei pensieri,un pochino. Mi piace osservarla dalla finestra. Almeno per oggi,non andare via…resta.🌧️☔🌧️

 

Avò (di S.Rosano)

Questa storia parla di una bambina siciliana di nome Mariasole.

Da piccola era sempre agitata e non stava mai ferma. La mamma per farla calmare la cullava dolcemente e la portava nell’aranceto vicino casa… Lì le cantava una ninna nanna e finalmente Mariasole si addormentava.

Crescendo Mariasole si rivelò una bambina solare e piena di energia. Nella stagione della raccolta delle arance, dato che i genitori erano molto impegnati, si divertiva a scorazzare per la tenuta e si inventava sempre nuovi giochi.

Ma la cosa che le piaceva di più in assoluto era arrampicarsi sugli alberi! Ce n’era uno in particolare che era il suo preferito, un grosso castagno vicino alla casetta degli attrezzi. Riusciva ad arrampicarsi fino al punto in cui in lontananza si intravedeva il mare.

Lei adorava il mare, le piaceva sguazzare nell’acqua e ogni volta che i suoi genitori riuscivano a portarcela per Mariasole era sempre una festa.

Ultimamente però non capitava molto spesso.La mamma aspettava un fratellino e la sua pancia diventava ogni giorno più grossa.

E quindi stancandosi già parecchio durante tutto il giorno a raccogliere le arance, la domenica la mamma preferiva riposarsi e starsene tranquilla a casa.

Mariasole era un po’ preoccupata per l’arrivo del fratellino, ma era anche curiosa. Non vedeva l’ora che nascesse, sia per avere un amichetto con cui giocare, sia perché così finalmente la mamma poteva tornare a prenderla in braccio più spesso come faceva prima… Non avendo più la scusa del pancione che glielo impediva!)

Quel giorno Mariasole aveva voglia di fare qualcosa di diverso dal solito. C’era un sole splendente e faceva un caldo tremendo. La mamma e il papà come al solito le avevano raccomandato di stare lì vicino a giocare e di fare attenzione.

Lei avrebbe voluto fare una gita al mare, ma alla mamma non mancava ormai molto al termine della gravidanza e quindi alla nascita del fratellino. Le dissero che non appena fosse nato, sarebbero andati tutti insieme al mare.

E poi loro dovevano lavorare, ormai la stagione della raccolta stava quasi per finire… insomma doveva portare pazienza.

“Uff che barba pensò Mariasole… se c’è una cosa che proprio non le piaceva era pazientare!”

Si diresse col broncio verso il grande castagno e comincio ad arrampicarsi.Stavolta, pensò, voglio arrivare più in alto così potrò vedere ancora meglio il mare.

E così fece, era parecchio agile e quindi non faticò ad arrivare su in cima ad un grosso ramo.Wow che bello! Da lì la vista era fantastica e il mare… Si vedeva benissimo!

Passò il tempo e dopo un po’ Mariasole si rese conto che doveva scendere… Ma non sapeva come! Sì, perché a salire era stato abbastanza facile, ma ora si rendeva conto che scendere non lo era affatto.

Intanto, la mamma non sentendola da un po’ cominciava a domandarsi dove fosse finita. Decise di fare una pausa per bere e rinfrescarsi un pochino. Cominciò a chiamarla, ma Mariasole non rispondeva.

Allora chiamò il marito, Rosario e le disse che andava a cercarla.Lui le disse di non preoccuparsi: “Stai tranquilla Maddalena, lo sai com’è, ferma non ci sa stare, ma sarà qui intorno…”

Mariasole nel frattempo cominciava ad avere un po’ paura di rimanere per sempre lì… In più le facevano male le gambe dopo tanto tempo nella stessa posizione!

La mamma la chiamava a gran voce, ma di Mariasole nemmeno l’ombra.Tornò indietro e chiamò il papà, perché l’aiutasse a cercarla.

A un certo punto si ritrovarono a parlare proprio sotto al Grande castagno.

Mariasole si tappò la bocca per non farsi sentire. “Se mi scoprono pensò in preda al panico, sono guai per me… mi metteranno in punizione e allora addio mare, non me lo faranno vedere più nemmeno in cartolina!

Intanto i genitori apparivano sempre più in apprensione.“Ma dove si sarà cacciata?” disse la mamma.

“Forse è perché le abbiamo detto che non possiamo andare al mare oggi… c’era rimasta male l’ho visto… e poi l’abbiamo un po’ trascurata nell’ultimo periodo, non trovi? Tra il lavoro e l’arrivo del fratellino… In fondo è ancora così piccola!”

“Sì, forse hai ragione,” Rispose il papà… Però sono sicuro si sia nascosta qui da qualche parte… Anzi se per caso ci sente,” disse, “voglio che sappia che le vogliamo molto bene e sarà per sempre la nostra primogenita adorata!”

“Ma certo,” affermò prontamente la mamma… Quando sei nata tu, Mariasole, è stato il giorno più bello della mia vita e sarai la mia gioia per sempre…”

Nel sentire quelle parole la bambina si tranquillizzò… I suoi genitori tenevano veramente tanto a lei… e comunque non avrebbe resistito ancora per molto lassù!

E così con un fil di voce chiamò: ”Mamma, papà sono quassù, non riesco più a scendere… e scoppiò a piangere.”Immediatamente il papà corse a prendere la scala nella casetta degli attrezzi e salì su per aiutare Mariasole a scendere.L’operazione non fu semplicissima, ma alla fine andò tutto bene e Mariasole piombò tra le braccia della mamma che la confortò e la sgridò solo un poco… era troppo felice di rivederla sana e salva!

Dopo un paio di settimane nacque finalmente il fratellino tanto atteso, lo chiamarono Matteo, e come gli avevano promesso mamma e papà, finalmente andarono tutti insieme al mare!

(Ispirata da una ninna nanna popolare siciliana: Avò, che potete ascoltare qui interpretata da Sabrina)

Arance

Che bello il colore delle arance. Ho scritto una storia ambientata in un aranceto in quella fantastica terra qual è la Sicilia! Parla di una bimba di nome Mariasole. Da piccola era sempre agitata e non stava mai ferma. La mamma per farla calmare la cullava dolcemente e la portava nell’ aranceto vicino casa 🍊🍊🍊

La storia è ispirata ad una ninna nanna popolare siciliana(Avò) che potete ascoltare qui.

Gestire il Natale con i bambini!

Come spiegare ai bambini Babbo Natale ? Come affrontare il fatto che quella fantasia a un certo punto deve tramutarsi in un’altra cosa ?
Io amo il Natale e crederò sempre in Babbo Natale o qualunque forma si voglia dare a quella notte magica, ma a un certo punto può succedere che i genitori debbano affrontare un passagio ‘delicato’!
Ero abbastanza preoccupato anche se può sembrare una cosa di poco conto: ho consultato amici, psicologi e documentazione sulla cosa e in fine ho trovato il mio modo per spiegarlo alla mia bambina che ci credeva tantissimo, magari può essere utile anche a voi!

Spero vi piaccia!

Il vero inizio del Natale (Il Grande Segreto)

Helène era, come tutti i bambini, innamorata del Natale; non vedeva l’ora di svegliarsi quella mattina e correre in soggiorno a vedere cosa aveva portato Babbo Natale per lei.

Era sicuramente la giornata più magica dell’anno e i giorni che la precedevano non erano da meno!
Sua mamma poi le preparava una piccola caccia al tesoro per ogni giorno del calendario dell’avvento e le faceva trovare sempre un piccolo regalo.

Non vedeva l’ora di fare l’albero: se fosse stato per lei l’avrebbe fatto il giorno dopo Halloween!
Un giorno però le venne un dubbio, già tra suoi amici c’erano molti che non credevano a Babbo Natale, ma lei era proprio convinta dell’esistenza di quel magico signore.
Allora lo chiese a suo papà, gli disse: “Papà ma se foste voi a mettere i regali sotto l’albero me lo direste vero?”

Suo padre, tra l’altro, credeva fortemente nel Natale e in tutto ciò che lo rappresentava, nonostante la sua età, era rimasto sempre un po’ bambino e non aveva mai smesso di ‘sentire’ quella splendida magia.

Il papà però non sapeva cosa rispondere e cercò di sviare l’argomento: “Ehm…sì ne parleremo con la mamma appena ritorna ok?”

Da piccolo infatti il papà di Helène aspettava l’arrivo di Gesù bambino che portava i doni e anche Gesù bambino non saltava mai l’appuntamento!
I regali erano sempre piccoli e semplici, amava giocare con i robot e altre cose elementari rispetto al mondo d’oggi. Aveva richieste basilari per quell’epoca: ma i regali portati da Gesù bambino erano quelli speciali. Sia che si trattasse di un piccolo robot di metallo sia che si trattasse di una fantastica pista di macchinine elettriche con la quale giocare tutto il giorno di Natale.

Fu quando il bambino crebbe che desiderò cose più… ‘complesse’.
Il mondo stava cambiando e in quel momento arrivarono i primi giochi elettronici, il bambino ne era affascinato e cominciava ad avere richieste ben specifiche per il povero Gesù bambino che era nato 2000 anni prima!

Così il padre del bambino, il nonno di Hèlene, che anch’esso non ci capiva molto di tutte quelle diavolerie, gli fece scegliere da sé il proprio regalo.

Era un videogioco bellissimo! Dove bisognava arrampicarsi su un castello evitando pipistrelli e vampiri!
Aveva una grafica molto semplice ma, mentre ci giocava, il bambino si sentiva veramente sulle mura di quel castello tra le nebbie della Transilvania!

Purtroppo però, avendo scelto lui stesso il gioco e avendolo dovuto indicare specificatamente nel negozio la mattina di Natale, oltre al gioco stesso non ricevette null’altro e quel giorno si sentì come se Gesù bambino non fosse mai esistito veramente.

A un certo punto provò un profondo senso di tristezza. Quella tristezza che arriva di domenica sera quando ormai la festa è finita e i bambini il giorno dopo devono tornare a scuola e gli adulti al loro lavoro.

In quel momento però successe una cosa: sentì di dover uscire fuori sul balcone, nonostante il freddo di dicembre, guardò il cielo e si vedeva a malapena una stella, il resto era coperto.
E il bambino sperò che in quel preciso istante quella stella fosse Babbo Natale o Gesù bambino che arrivavano per consolarlo ed effettivamente sentì una sferzata di aria fredda e umida in faccia che lo fece rabbrividire incredibilmente di gioia!

Non capì cos’era quella sensazione, ma era come se una mano magica l’avesse accarezzato, improvvisamente gli sembrò tutto bello anche quella giornata che sembrava essere d’improvviso diventata triste e anche l’idea della scuola che sarebbe iniziata da lì a breve! Ora ne era sicuro: qualcosa o qualcuno di magico esisteva! Ed era venuto a consolarlo proprio nel momento del bisogno, ma, naturalmente non aveva potuto mostrarsi. Forse perché semplicemente apparteneva a un altro mondo.

Ripensando a questa cosa magica il padre di Helène le spiegò:
amore mio, Babbo Natale esiste eccome ed è una magia che entra nelle persone e gli fa fare cose miracolose.

Qualcuno lo chiama Gesù bambino, altri Babbo Natale e altri non ci credono per niente, ma quello spirito esiste ed entra nelle persone che ci credono, facendo in modo che le persone diventino migliori e i genitori trovino regali impossibili da trovare in quella notte dove tutto è possibile e meraviglioso.
Helenè capi che il papà le stava insegnando una cosa importante, una cosa importante in ogni giorno dell’anno, non solo a Natale e lei ora era custode di un grande segreto: se le persone credono fortemente in una cosa possono diventare magiche loro stesse e avranno sempre dalla loro parte la magia del Natale.

Poco tempo dopo Helenè diventò più grande, sapeva di essere custode di un grande segreto e avendo una cuginetta piccola di nome Julie, questa un giorno le chiese: “Ma secondo te Babbo Natale esiste?” E lei rispose senza alcun dubbio: “Certo che sì!” e rimase sveglia con lei la notte della vigilia fino a mezzanotte, sussurrandole infine: “Andiamo a letto, non vorrai mica farti trovare sveglia!?!”

Mentre la piccola si metteva a letto, Helène si affacciò ancora alla finestra della sua camera, guardando il cielo, sapendo in cuor suo che quella notte, sicuramente, sarebbe successo qualcosa di magico e bellissimo.

LARIO MOON (di F.Chierichetti)

C’era una volta la Luna.
Era una luna diversa da quella che tutti noi conosciamo oggi, era una luna viva e che possedeva una sua anima.

Quando ammiravi la luna piena lassù nel cielo ti accorgevi che gioiva, mentre guardava le meraviglie del pianeta azzurro intorno a cui ruotava.

C’erano grossi specchi d’acqua in cui lei si rifletteva e si era innamorata di un lago incastonato in mezzo ad alte montagne.
Vedeva da lontano quel piccolo fiore con tre petali, e desiderava portarlo a sé come succedeva con i mari, ma questo non accadeva, nonostante tutti i suoi sforzi.

La luna in quel lontano passato ben sapeva che il suo tempo stava per finire, sentiva che il suo cuore si stava spegnendo.
Quando vide un’ultima volta il piccolo lago da lei amato pianse.

Una lacrima di luna, le fu strappata dalla forza dell’astro azzurro e quella lacrima percorse le migliaia di chilometri di spazio che li separava.

Giunta nell’atmosfera la lacrima consumò tutta l’acqua di cui era circondata, ma il suo nucleo duro come un diamante continuò il viaggio.
Ormai ridotto a una forma ovale, precipitò a folle velocità in quello specchio d’acqua.

Fu in quel lago, ai giorni nostri conosciuto come triangolo lariano, che in quel lontano passato piombò a tutta velocità portando con sé una meraviglia.

L’impatto scosse le acque, immense onde si levarono verso il cielo tanta era la sua velocità e potenza.

Finì per urtare il fondo, provocando una profonda spaccatura e scavando la terra per più di 300 metri.

L’urto con il suolo infranse quello che era il suo guscio protettivo, dal quale uscì un piccolo uovo.

Il fondale lacustre buio lo cullò, proprio come lo spazio, laggiù in quelle fredde acque nacque il figlio della luna.
La luna del Lario ha grandi occhi per scrutare le profonde acque scure, un immenso corpo che teme il sole che ferisce la sua pelle.

Il Lario Moon si nasconde nell’anfratto più oscuro, in attesa che spunti nel buio la fredda luce lunare tanto amata.

In quelle notti, in cui la luna ormai senz’anima risplende più del solito, il Lario Moon la guarda brillare lassù in quello spazio di cielo incorniciato dalle alte vette che circondano il lago di Como.

L’enorme Lario Moon allora esce dall’abisso per salutare la sua silenziosa madre luna, in un balzo sempre più alto, nella speranza di raggiungerla e darle il suo bacio di cucciolo.

Per illustrazioni e altro sul Lario Moon: www.pabryoda.com

L’ importanza dell’ascolto

L’altra volta vi parlavo della meraviglia di raccontarsi ai propri figli. Di quanto sia sorprendente saper catturare la loro attenzione attraverso una storia,un racconto,seppure inventato.

Oggi voglio parlarvi,viceversa,di quanto sia importante saper ascoltare i nostri figli.

L’altra sera,ero sul divano e avevo voglia,anzi bisogno di riposarmi un pò. Mia figlia( Proprio quando mi si stavano per chiudere gli occhi)  ad un tratto salta su e mi dice: “Mami vuoi che ti descriva i personaggi fantastici di questo video gioco bla bla bla…” e io in testa mia “Ma proprio adesso?!!” e a lei: ” Certo tesoro,dimmi pure!;)” E così mia figlia parte con la descrizione ultra dettagliata di tutti i personaggi. Non solo. Mi fa anche i disegni di ognuno,con tutti i particolari. Sento che ci tiene. Che per lei è importante coinvolgermi e condividere con me questa cosa. Forse perchè di solito è con il papà che parla di videogiochi,ci si confronta. E’ un’ attività che spesso fanno insieme. Invece la mamma non è che ci sia molto portata…Diciamo. Spesso sembra che i nostri figli ci vogliano dire le cose quando noi non siamo predisposti. Sembra quasi lo facciano apposta a “Scegliere” i momenti meno opportuni. Quando siamo impegnati in altre faccende. Oppure come me l’altra sera,quando finalmente si vuole riposare un pochino! Ma credetemi,ne vale la pena. Ne varrà sempre la pena. Quando i nostri figli cercano la via della comunicazione con noi è sempre un evento positivo. Dovremo cominciare a preoccuparci quando non vorranno più farlo. Quando smetteranno di cercarci. Interrompiamo pure ciò che stavamo facendo. Rimandiamo a più tardi il famoso riposino. Mettiamo giù il telefono se serve. Ma ascoltiamo i nostri figli. Apprezziamo l’importanza dell’ ascolto.

Essere genitori,si sa, è il compito più difficile del mondo. Non ci sono istruzioni. Ma sebbene suoni forse banale e scontato,ESSERCI è probabilmente la cosa più importante. Ma non per la quantità del tempo che passiamo insieme a loro. E nemmeno, lasciatemelo dire, per la famigerata qualità del tempo che in maniera a volte meccanica e artificiosa ci ” costringiamo” a programmare. Per i figli,esserci significa semplicemente,rispondere quando ti chiamano. Dargli un parere su un disegno che hanno fatto. Fare la classifica su tutto;) Mia figlia per esempio suona il piano. Ogni tanto ci tiene che io l’ascolti. Ma sul serio,non per finta. Ecco si questo. I nostri figli vogliono che quando siamo insieme a loro ci siamo veramente. Non vogliono che facciamo finta. Amano la spontaneità. La verità. L’ essenziale.

Spero di avervi dato qualche spunto di riflessione.

Alla prossima.

 

Incipit

Qualcuno, verosimilmente Garcia Lorca, ma altri la attribuiscono a Jose Marti o a un antico detto cinese, scrisse che ci sono 3 cose che ogni persona dovrebbe fare nella propria vita:
“piantare un albero, avere un figlio e scrivere un libro.”

Al di là di questa frase interessante, che relaziono direttamente al concetto Zen:
“sposta un sassolino sul tuo cammino e non avrai vissuto invano”, scrivere un libro è un modo per lasciare traccia della propria coscienza.
Avevo in mente altro e ci sto lavorando, ma questo è un primo passo.
E’ un potente mezzo per lasciare a mia figlia o alle persone che mi conoscono una traccia di me.
E’ la forma più semplice di trasmissione di qualcosa di sè.
E principalmente l’abbiamo fatto per questo.Perchè tanti vorrebbero scrivere un libro.Ma pochi infine lo fanno veramente.Perchè ogni cosa richiede molto impegno e dedizione.
Il nostro libro è solo un libro di racconti e favole ed è qualcosa che per noi è un segno nel terreno, un sassolino spostato.
Se anche un giorno non ci sarò più, qualcosa di me sarà sempre scritto in quelle pagine.
E mia figlia potrà trovare lì un pezzo di me sempre.

Per me questo è molto importante e ci sto prendendo gusto, quindi forse ne scriverò altri, per me, per mia figlia e per chi,nonostante tutto, non vuole mai smettere di sognare.

LA STORIA DI KOL (di R.Zanardo)

In una piccola isola dell’arcipelago delle Filippine viveva un bambino di nome Kol.

Il villaggio era formato da capanne di paglia in mezzo a una folta vegetazione di alberi da frutto ed era poco distante dalla spiaggia.

La famiglia di Kol era molto povera ma tutto sommato viveva felicemente grazie all’abbondanza di frutta e pesce che la natura intorno offriva loro.

Non c’era una vera scuola ma una capanna dove un’anziana signora dava ai 5/6 bambini che la frequentavano,  insegnamenti sulle cose più importanti da sapere, come fare di conto, leggere e scrivere.

Nel pomeriggio Kol andava a raccogliere banane, cocco e mango insieme agli altri bambini: era un vero è proprio lavoro e una volta tornato a casa col raccolto, la mamma di Kol gli preparava degli ottimi frullati.Con la parte restante il papà riempiva delle ceste che poi portava con un carretto al mercato per ricavarci qualcosa.

A Kol piaceva molto disegnare ma aveva solo una matita, un pastello giallo ed uno verde.Era bravissimo e con quei pochi colori riusciva a fare dei disegni incredibili.

Tutti ammiravano il suo talento ma lui sembrava non rendersene conto talmente gli veniva naturale.

Un pò più grande, all’età di 15 anni, decise di trasferirsi nella vicina città per cercare fortuna perchè, anche se gli piaceva la vita del villaggio, si sentiva come destinato ad altro.

Con dispiacere salutò i suoi genitori e si trasferì a Cebu dove lo ospitò un amico che già viveva lì.

Ricordandosi del talento nel disegnare di Kol, questi gli propose di venire con lui ad un corso gratuito di disegno con il computer, aveva sentito che molti erano ben pagati per quel lavoro e con internet si poteva arrivare da qualsiasi parte!

Kol però lì per lì era scettico: Non aveva mai visto un computer e non avrebbe saputo neppure da dove iniziare!

Il giorno dopo però, quando vide tutti i colori che poteva avere a disposizione, decise che doveva assolutamente imparare ad usare quel fantastico strumento!

Si impegnò molto e dopo qualche mese fu in grado di realizzare i propri disegni e mostrare le sue opere via internet.Subito riconobbero il suo talento e molti gli chiedevano disegni su commissione.Alcuni addirittura chiedevano le sue opere dall’America, dal Giappone e addirittura dall’Italia!

Kol era felicissimo e con i primi soldi guadagnati tornò a trovare i suoi genitori.Erano felicissimi per lui, Kol sarebbe rimasto da loro solo qualche giorno ma volle assolutamente passare alla sua vecchia ‘scuola’ a salutare la sua anziana insegnante e donare dei colori a tutti i nuovi alunni del villaggio, che ne furono felicissimi!

Kol tornò a vivere a Cebu, oramai si era abituato alla vita di città e li aveva finalmente un buon lavoro facendo quello che amava di più, anche se ogni tanto tornava nel suo villaggio per dare qualcosa ai suoi genitori e salutarli.

Dopo qualche anno ricevette visita da due alunni cui tempo addietro aveva donato i pastelli: erano stati indirizzati da lui dall’anziana maestra e portavano con sè dei fantastici disegni fatti da loro.

Kol capì e subito li prese con se per insegnar loro ad usare il computer, i ragazzi erano proprio bravi ed appassionati come lui.

Da lì decise di aprire una piccola società che chiamò: KOL-OR.La società divenne famosa in tutto il mondo e finalmente lui e i suoi nuovi compagni di avventura ottennero il meritato successo.

Ancora oggi Kol torna nel suo villaggio per sedersi sulla spiaggia e disegnare il tramonto con pochi colori.Perchè ama farlo e per non dimenticarsi mai delle sue origini.

Edizioni per sognare

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