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Storia di Kol

Che belli i colori! Mi son sempre piaciuti tutti,quelli dei pastelli,dei pennarelli o delle tempere. Saper colorare e disegnare bene è un’ Arte. Non sono mai stata brava. Da piccola me la cavavo,ma in seguito diciamo che ho sviluppato il mio lato artistico in altri ambiti!;) Ammiro tantissimo chi ha questo dono. Nella nostra raccolta di storie ce n’è una che parla di un bambino che vive in una piccola isola dell’arcipelago delle Filippine.Si chiama Kol,frequenta la piccola scuola del Villaggio. Adora disegnare anche se la sua famiglia e povera e deve accontentarsi di poche matite colorate. Nonostante questo il suo talente è talmente grande che riuscirà ad emergere. Crescendo infatti realizzerà il sogno di fare della sua passione la sua professione! Potete leggerla qui!🎨🎨

L’ Unicorno

L’ altro giorno mia figlia Elisa torna a casa da scuola con un disegno carinissimo di Unicorno. In questo momento è presa dallo stile kawaii e dagli anime. Le chiedo se ne fa uno anche per me.Di solito non mi accontenta tanto facilmente e invece…Eccolo qui! Mi piace tantissimo 😍 Adoro questi fantastici animali mitologici. L’ anno scorso per una serie di laboratori che ho tenuto,mi sono inventata una storia ambientata proprio nello scintillante paese degli Unicorni. Tra sassi ridenti e cascate arcobaleno.Mi ero divertita molto a scriverla. Devo andare a cercarla. Magari prossimamente la pubblicherò qui 😊😉 Buon 25 gennaio a tutti!

Avò (di S.Rosano)

Questa storia parla di una bambina siciliana di nome Mariasole.

Da piccola era sempre agitata e non stava mai ferma. La mamma per farla calmare la cullava dolcemente e la portava nell’aranceto vicino casa… Lì le cantava una ninna nanna e finalmente Mariasole si addormentava.

Crescendo Mariasole si rivelò una bambina solare e piena di energia. Nella stagione della raccolta delle arance, dato che i genitori erano molto impegnati, si divertiva a scorazzare per la tenuta e si inventava sempre nuovi giochi.

Ma la cosa che le piaceva di più in assoluto era arrampicarsi sugli alberi! Ce n’era uno in particolare che era il suo preferito, un grosso castagno vicino alla casetta degli attrezzi. Riusciva ad arrampicarsi fino al punto in cui in lontananza si intravedeva il mare.

Lei adorava il mare, le piaceva sguazzare nell’acqua e ogni volta che i suoi genitori riuscivano a portarcela per Mariasole era sempre una festa.

Ultimamente però non capitava molto spesso.La mamma aspettava un fratellino e la sua pancia diventava ogni giorno più grossa.

E quindi stancandosi già parecchio durante tutto il giorno a raccogliere le arance, la domenica la mamma preferiva riposarsi e starsene tranquilla a casa.

Mariasole era un po’ preoccupata per l’arrivo del fratellino, ma era anche curiosa. Non vedeva l’ora che nascesse, sia per avere un amichetto con cui giocare, sia perché così finalmente la mamma poteva tornare a prenderla in braccio più spesso come faceva prima… Non avendo più la scusa del pancione che glielo impediva!)

Quel giorno Mariasole aveva voglia di fare qualcosa di diverso dal solito. C’era un sole splendente e faceva un caldo tremendo. La mamma e il papà come al solito le avevano raccomandato di stare lì vicino a giocare e di fare attenzione.

Lei avrebbe voluto fare una gita al mare, ma alla mamma non mancava ormai molto al termine della gravidanza e quindi alla nascita del fratellino. Le dissero che non appena fosse nato, sarebbero andati tutti insieme al mare.

E poi loro dovevano lavorare, ormai la stagione della raccolta stava quasi per finire… insomma doveva portare pazienza.

“Uff che barba pensò Mariasole… se c’è una cosa che proprio non le piaceva era pazientare!”

Si diresse col broncio verso il grande castagno e comincio ad arrampicarsi.Stavolta, pensò, voglio arrivare più in alto così potrò vedere ancora meglio il mare.

E così fece, era parecchio agile e quindi non faticò ad arrivare su in cima ad un grosso ramo.Wow che bello! Da lì la vista era fantastica e il mare… Si vedeva benissimo!

Passò il tempo e dopo un po’ Mariasole si rese conto che doveva scendere… Ma non sapeva come! Sì, perché a salire era stato abbastanza facile, ma ora si rendeva conto che scendere non lo era affatto.

Intanto, la mamma non sentendola da un po’ cominciava a domandarsi dove fosse finita. Decise di fare una pausa per bere e rinfrescarsi un pochino. Cominciò a chiamarla, ma Mariasole non rispondeva.

Allora chiamò il marito, Rosario e le disse che andava a cercarla.Lui le disse di non preoccuparsi: “Stai tranquilla Maddalena, lo sai com’è, ferma non ci sa stare, ma sarà qui intorno…”

Mariasole nel frattempo cominciava ad avere un po’ paura di rimanere per sempre lì… In più le facevano male le gambe dopo tanto tempo nella stessa posizione!

La mamma la chiamava a gran voce, ma di Mariasole nemmeno l’ombra.Tornò indietro e chiamò il papà, perché l’aiutasse a cercarla.

A un certo punto si ritrovarono a parlare proprio sotto al Grande castagno.

Mariasole si tappò la bocca per non farsi sentire. “Se mi scoprono pensò in preda al panico, sono guai per me… mi metteranno in punizione e allora addio mare, non me lo faranno vedere più nemmeno in cartolina!

Intanto i genitori apparivano sempre più in apprensione.“Ma dove si sarà cacciata?” disse la mamma.

“Forse è perché le abbiamo detto che non possiamo andare al mare oggi… c’era rimasta male l’ho visto… e poi l’abbiamo un po’ trascurata nell’ultimo periodo, non trovi? Tra il lavoro e l’arrivo del fratellino… In fondo è ancora così piccola!”

“Sì, forse hai ragione,” Rispose il papà… Però sono sicuro si sia nascosta qui da qualche parte… Anzi se per caso ci sente,” disse, “voglio che sappia che le vogliamo molto bene e sarà per sempre la nostra primogenita adorata!”

“Ma certo,” affermò prontamente la mamma… Quando sei nata tu, Mariasole, è stato il giorno più bello della mia vita e sarai la mia gioia per sempre…”

Nel sentire quelle parole la bambina si tranquillizzò… I suoi genitori tenevano veramente tanto a lei… e comunque non avrebbe resistito ancora per molto lassù!

E così con un fil di voce chiamò: ”Mamma, papà sono quassù, non riesco più a scendere… e scoppiò a piangere.”Immediatamente il papà corse a prendere la scala nella casetta degli attrezzi e salì su per aiutare Mariasole a scendere.L’operazione non fu semplicissima, ma alla fine andò tutto bene e Mariasole piombò tra le braccia della mamma che la confortò e la sgridò solo un poco… era troppo felice di rivederla sana e salva!

Dopo un paio di settimane nacque finalmente il fratellino tanto atteso, lo chiamarono Matteo, e come gli avevano promesso mamma e papà, finalmente andarono tutti insieme al mare!

(Ispirata da una ninna nanna popolare siciliana: Avò, che potete ascoltare qui interpretata da Sabrina)

Il vero inizio del Natale (Il Grande Segreto)

Helène era, come tutti i bambini, innamorata del Natale; non vedeva l’ora di svegliarsi quella mattina e correre in soggiorno a vedere cosa aveva portato Babbo Natale per lei.

Era sicuramente la giornata più magica dell’anno e i giorni che la precedevano non erano da meno!
Sua mamma poi le preparava una piccola caccia al tesoro per ogni giorno del calendario dell’avvento e le faceva trovare sempre un piccolo regalo.

Non vedeva l’ora di fare l’albero: se fosse stato per lei l’avrebbe fatto il giorno dopo Halloween!
Un giorno però le venne un dubbio, già tra suoi amici c’erano molti che non credevano a Babbo Natale, ma lei era proprio convinta dell’esistenza di quel magico signore.
Allora lo chiese a suo papà, gli disse: “Papà ma se foste voi a mettere i regali sotto l’albero me lo direste vero?”

Suo padre, tra l’altro, credeva fortemente nel Natale e in tutto ciò che lo rappresentava, nonostante la sua età, era rimasto sempre un po’ bambino e non aveva mai smesso di ‘sentire’ quella splendida magia.

Il papà però non sapeva cosa rispondere e cercò di sviare l’argomento: “Ehm…sì ne parleremo con la mamma appena ritorna ok?”

Da piccolo infatti il papà di Helène aspettava l’arrivo di Gesù bambino che portava i doni e anche Gesù bambino non saltava mai l’appuntamento!
I regali erano sempre piccoli e semplici, amava giocare con i robot e altre cose elementari rispetto al mondo d’oggi. Aveva richieste basilari per quell’epoca: ma i regali portati da Gesù bambino erano quelli speciali. Sia che si trattasse di un piccolo robot di metallo sia che si trattasse di una fantastica pista di macchinine elettriche con la quale giocare tutto il giorno di Natale.

Fu quando il bambino crebbe che desiderò cose più… ‘complesse’.
Il mondo stava cambiando e in quel momento arrivarono i primi giochi elettronici, il bambino ne era affascinato e cominciava ad avere richieste ben specifiche per il povero Gesù bambino che era nato 2000 anni prima!

Così il padre del bambino, il nonno di Hèlene, che anch’esso non ci capiva molto di tutte quelle diavolerie, gli fece scegliere da sé il proprio regalo.

Era un videogioco bellissimo! Dove bisognava arrampicarsi su un castello evitando pipistrelli e vampiri!
Aveva una grafica molto semplice ma, mentre ci giocava, il bambino si sentiva veramente sulle mura di quel castello tra le nebbie della Transilvania!

Purtroppo però, avendo scelto lui stesso il gioco e avendolo dovuto indicare specificatamente nel negozio la mattina di Natale, oltre al gioco stesso non ricevette null’altro e quel giorno si sentì come se Gesù bambino non fosse mai esistito veramente.

A un certo punto provò un profondo senso di tristezza. Quella tristezza che arriva di domenica sera quando ormai la festa è finita e i bambini il giorno dopo devono tornare a scuola e gli adulti al loro lavoro.

In quel momento però successe una cosa: sentì di dover uscire fuori sul balcone, nonostante il freddo di dicembre, guardò il cielo e si vedeva a malapena una stella, il resto era coperto.
E il bambino sperò che in quel preciso istante quella stella fosse Babbo Natale o Gesù bambino che arrivavano per consolarlo ed effettivamente sentì una sferzata di aria fredda e umida in faccia che lo fece rabbrividire incredibilmente di gioia!

Non capì cos’era quella sensazione, ma era come se una mano magica l’avesse accarezzato, improvvisamente gli sembrò tutto bello anche quella giornata che sembrava essere d’improvviso diventata triste e anche l’idea della scuola che sarebbe iniziata da lì a breve! Ora ne era sicuro: qualcosa o qualcuno di magico esisteva! Ed era venuto a consolarlo proprio nel momento del bisogno, ma, naturalmente non aveva potuto mostrarsi. Forse perché semplicemente apparteneva a un altro mondo.

Ripensando a questa cosa magica il padre di Helène le spiegò:
amore mio, Babbo Natale esiste eccome ed è una magia che entra nelle persone e gli fa fare cose miracolose.

Qualcuno lo chiama Gesù bambino, altri Babbo Natale e altri non ci credono per niente, ma quello spirito esiste ed entra nelle persone che ci credono, facendo in modo che le persone diventino migliori e i genitori trovino regali impossibili da trovare in quella notte dove tutto è possibile e meraviglioso.
Helenè capi che il papà le stava insegnando una cosa importante, una cosa importante in ogni giorno dell’anno, non solo a Natale e lei ora era custode di un grande segreto: se le persone credono fortemente in una cosa possono diventare magiche loro stesse e avranno sempre dalla loro parte la magia del Natale.

Poco tempo dopo Helenè diventò più grande, sapeva di essere custode di un grande segreto e avendo una cuginetta piccola di nome Julie, questa un giorno le chiese: “Ma secondo te Babbo Natale esiste?” E lei rispose senza alcun dubbio: “Certo che sì!” e rimase sveglia con lei la notte della vigilia fino a mezzanotte, sussurrandole infine: “Andiamo a letto, non vorrai mica farti trovare sveglia!?!”

Mentre la piccola si metteva a letto, Helène si affacciò ancora alla finestra della sua camera, guardando il cielo, sapendo in cuor suo che quella notte, sicuramente, sarebbe successo qualcosa di magico e bellissimo.

LARIO MOON (di F.Chierichetti)

C’era una volta la Luna.
Era una luna diversa da quella che tutti noi conosciamo oggi, era una luna viva e che possedeva una sua anima.

Quando ammiravi la luna piena lassù nel cielo ti accorgevi che gioiva, mentre guardava le meraviglie del pianeta azzurro intorno a cui ruotava.

C’erano grossi specchi d’acqua in cui lei si rifletteva e si era innamorata di un lago incastonato in mezzo ad alte montagne.
Vedeva da lontano quel piccolo fiore con tre petali, e desiderava portarlo a sé come succedeva con i mari, ma questo non accadeva, nonostante tutti i suoi sforzi.

La luna in quel lontano passato ben sapeva che il suo tempo stava per finire, sentiva che il suo cuore si stava spegnendo.
Quando vide un’ultima volta il piccolo lago da lei amato pianse.

Una lacrima di luna, le fu strappata dalla forza dell’astro azzurro e quella lacrima percorse le migliaia di chilometri di spazio che li separava.

Giunta nell’atmosfera la lacrima consumò tutta l’acqua di cui era circondata, ma il suo nucleo duro come un diamante continuò il viaggio.
Ormai ridotto a una forma ovale, precipitò a folle velocità in quello specchio d’acqua.

Fu in quel lago, ai giorni nostri conosciuto come triangolo lariano, che in quel lontano passato piombò a tutta velocità portando con sé una meraviglia.

L’impatto scosse le acque, immense onde si levarono verso il cielo tanta era la sua velocità e potenza.

Finì per urtare il fondo, provocando una profonda spaccatura e scavando la terra per più di 300 metri.

L’urto con il suolo infranse quello che era il suo guscio protettivo, dal quale uscì un piccolo uovo.

Il fondale lacustre buio lo cullò, proprio come lo spazio, laggiù in quelle fredde acque nacque il figlio della luna.
La luna del Lario ha grandi occhi per scrutare le profonde acque scure, un immenso corpo che teme il sole che ferisce la sua pelle.

Il Lario Moon si nasconde nell’anfratto più oscuro, in attesa che spunti nel buio la fredda luce lunare tanto amata.

In quelle notti, in cui la luna ormai senz’anima risplende più del solito, il Lario Moon la guarda brillare lassù in quello spazio di cielo incorniciato dalle alte vette che circondano il lago di Como.

L’enorme Lario Moon allora esce dall’abisso per salutare la sua silenziosa madre luna, in un balzo sempre più alto, nella speranza di raggiungerla e darle il suo bacio di cucciolo.

Per illustrazioni e altro sul Lario Moon: www.pabryoda.com

LA STORIA DI KOL (di R.Zanardo)

In una piccola isola dell’arcipelago delle Filippine viveva un bambino di nome Kol.

Il villaggio era formato da capanne di paglia in mezzo a una folta vegetazione di alberi da frutto ed era poco distante dalla spiaggia.

La famiglia di Kol era molto povera ma tutto sommato viveva felicemente grazie all’abbondanza di frutta e pesce che la natura intorno offriva loro.

Non c’era una vera scuola ma una capanna dove un’anziana signora dava ai 5/6 bambini che la frequentavano,  insegnamenti sulle cose più importanti da sapere, come fare di conto, leggere e scrivere.

Nel pomeriggio Kol andava a raccogliere banane, cocco e mango insieme agli altri bambini: era un vero è proprio lavoro e una volta tornato a casa col raccolto, la mamma di Kol gli preparava degli ottimi frullati.Con la parte restante il papà riempiva delle ceste che poi portava con un carretto al mercato per ricavarci qualcosa.

A Kol piaceva molto disegnare ma aveva solo una matita, un pastello giallo ed uno verde.Era bravissimo e con quei pochi colori riusciva a fare dei disegni incredibili.

Tutti ammiravano il suo talento ma lui sembrava non rendersene conto talmente gli veniva naturale.

Un pò più grande, all’età di 15 anni, decise di trasferirsi nella vicina città per cercare fortuna perchè, anche se gli piaceva la vita del villaggio, si sentiva come destinato ad altro.

Con dispiacere salutò i suoi genitori e si trasferì a Cebu dove lo ospitò un amico che già viveva lì.

Ricordandosi del talento nel disegnare di Kol, questi gli propose di venire con lui ad un corso gratuito di disegno con il computer, aveva sentito che molti erano ben pagati per quel lavoro e con internet si poteva arrivare da qualsiasi parte!

Kol però lì per lì era scettico: Non aveva mai visto un computer e non avrebbe saputo neppure da dove iniziare!

Il giorno dopo però, quando vide tutti i colori che poteva avere a disposizione, decise che doveva assolutamente imparare ad usare quel fantastico strumento!

Si impegnò molto e dopo qualche mese fu in grado di realizzare i propri disegni e mostrare le sue opere via internet.Subito riconobbero il suo talento e molti gli chiedevano disegni su commissione.Alcuni addirittura chiedevano le sue opere dall’America, dal Giappone e addirittura dall’Italia!

Kol era felicissimo e con i primi soldi guadagnati tornò a trovare i suoi genitori.Erano felicissimi per lui, Kol sarebbe rimasto da loro solo qualche giorno ma volle assolutamente passare alla sua vecchia ‘scuola’ a salutare la sua anziana insegnante e donare dei colori a tutti i nuovi alunni del villaggio, che ne furono felicissimi!

Kol tornò a vivere a Cebu, oramai si era abituato alla vita di città e li aveva finalmente un buon lavoro facendo quello che amava di più, anche se ogni tanto tornava nel suo villaggio per dare qualcosa ai suoi genitori e salutarli.

Dopo qualche anno ricevette visita da due alunni cui tempo addietro aveva donato i pastelli: erano stati indirizzati da lui dall’anziana maestra e portavano con sè dei fantastici disegni fatti da loro.

Kol capì e subito li prese con se per insegnar loro ad usare il computer, i ragazzi erano proprio bravi ed appassionati come lui.

Da lì decise di aprire una piccola società che chiamò: KOL-OR.La società divenne famosa in tutto il mondo e finalmente lui e i suoi nuovi compagni di avventura ottennero il meritato successo.

Ancora oggi Kol torna nel suo villaggio per sedersi sulla spiaggia e disegnare il tramonto con pochi colori.Perchè ama farlo e per non dimenticarsi mai delle sue origini.

L’ORSO E LA MARMOTTA (di R.Zanardo)

Una marmotta che viveva sui monti della val d’Aosta, in Italia, ebbe una meravigliosa cucciola.

La accudì con l’amore che solo le mamme sanno dare.

Le insegnò i primi passi e la sfamò per i primi giorni di vita.

Un giorno mentre le spiegava come ottenere del cibo da sola, la piccola marmotta scivolò nel torrente e riuscì a raggiungere la riva solo diversi chilometri più avanti.

Venne trovata da un orso molto particolare, sembrava veramente cattivo, ma in realtà era molto buono e timido.

La marmotta era molto spaventata ma l’orso, che anche quando parlava normalmente sembrava minaccioso, le disse: “E tu chi sei, che ci fai qui?”

Lei, terrorizzata, rispose: “Sono caduta nel torrente mentre la mia mamma mi insegnava a pescare…” E l’orso: “Ok, ti riporterò da tua madre, tanto non ho fame, ho appena mangiato un sacco di miele!”

“Però questa notte dovremo stare qui, è troppo buio ora e sarebbe impossibile tornare” poi, la avvisò, scherzando: “però bada bene, comportati come si deve e non mi disturbare se no ti mangio!”

La marmotta annuì e in realtà capì che quell’orso era veramente buono e non le avrebbe mai fatto del male anche se era così brusco.

L’orso le disse: “puoi dormire qui” e le mostro un letto di paglia dove era solito dormire “io dormirò appoggiato a quell’albero”.

La mattina dopo si svegliarono e la marmotta aveva molta fame, l’orso le cerco qualcosa e le trovò del miele che prese, dalla sua riserva personale, in un angolo che teneva ben nascosto.

Si incamminarono per il bosco alla ricerca di mamma marmotta e la piccola continuava a lamentarsi e a chiedere quanto mancasse.L’orso così si scocciò e le disse con il suo vocione minaccioso: “Allora, vuoi ritrovare la tua mamma oppure no?”

La cucciola allora continuò a camminare e non parlò più offesa e risentita ma dopo poco più di mezz’ora arrivarono nel tratto del fiume dove era scivolata e lì ritrovò la sua mamma!

Le corse incontro e si diedero un fortissimo abbraccio, dopodiché la mamma si rivolse all’orso e abbracciò anche lui: “Grazie signor orso per avermela riportata!Non so davvero come ringraziarla!”

E l’orso rispose:” E’ stato una piacere, è una gran brava marmotta, io non ho mai avuto a che fare con un cucciolo, figuriamoci di marmotta!” Anche la piccola marmotta ringraziò l’orso e lo abbracciò! E gli disse:” Grazie per avermi fatto ritrovare la mia mamma, in fondo sei simpatico.”

L’orso si mise a ridere e disse loro: “Se siete d’accordo vi porto a vedere un posto segreto dove ci sono un sacco di fiori qui sopra. Così potremo trovarci lì quando volete.“

La piccola marmotta reclamò: “Sì, ma io sono stanca, abbiamo camminato da questa mattina!” E l’orso: “Non ti preoccupare, ti porterò sulle mie spalle” e la piccola capricciosamente disse: “Ma come? Allora non potevi farlo prima?”

E lui le disse sorridendo: “Tu volevi ritrovare la tua mamma, camminando l’abbiamo ritrovata. Se ti avessi portato non avresti imparato che bisogna camminare per raggiungere quello che si vuole…”.

Lei capì, salì felice sulle spalle dell’orso e rimasero sempre buoni amici.

FAVOLA DELLA NINNA NANNA (di S.Rosano)

Un giorno la Befana aprì la porta e si trovò davanti una cesta con dentro un bambino appena nato: “Oh perbacco!” esclamò. “Che ci faccio con un bambino? Sono troppo indaffarata, non posso di certo occuparmene! Lo porterò dal mio amico Uomo Nero, lui saprà che fare.”

L’Uomo nero  non appena vide cosa c’era nella cesta si fece una gran risata e disse: “Cara Befana, sai che coi bambini non vado molto d’accordo… Per lo più mi diverto a spaventarli, di certo non a prendermene cura! Lo porterò da mio cugino, l’Uomo bianco. Lui saprà che fare.” E così fece. L’uomo bianco, che aveva il cuore tenero, accettò di tenere il bambino, però trascorso qualche giorno, doveva partire per un lungo viaggio e pensò che non era il caso di portarselo dietro, quindi lo portò nel bosco dal suo amico folletto.

Il folletto era famoso per essere molto saggio e l’uomo bianco si disse. “Lui saprà che fare.”

Il folletto lo prese con sé. I giorni passavano e il bambino era sempre triste e piagnucoloso. Il Folletto rifletteva sul da farsi e ad un certo punto esclamò: “Ma certo! Questa è la cosa migliore da fare!” Prese il bambino e si incamminò verso la città. Lo portò ad una mamma e glielo mise in braccio. Il bambino smise di piangere e sorrise finalmente sereno, perché non c’è posto migliore al mondo per un bimbo se non le braccia della mamma!